Io e M.

Giocavamo a nascondino per le strade del paese. Nelle case abbandonate e in quelle in costruzione. Ricordo quel vecchio magazzino, col tetto bucato e senza pavimento, il portone di legno marcio sgangherato. Dentro era buio e l’aria era densa e pesante. Ci nascondevamo lì quando facevamo qualcosa che doveva restare segreto, qualcosa che non volevamo che i grandi sapessero. E’ lì dentro che ho dato il mio primo bacio. Ricordo ancora l’eco del battito accelerato, un bacio a fior di labbra pieno di innocente passione che voleva dire "da questo momento io sono tuo e tu sei mia". Avevo sette anni e M. uno di meno. Io ero il suo primo amore, lui non era il mio, dato che a cinque anni avevo conosciuto l’amara delusione del primo amore. Che naturalmente non era corrisposto. 
Io e M. eravamo due bambini diversi dagli altri, un po’ più grandi dentro, ma eravamo liberamente noi stessi, con l’immediatezza senza filtro che solo i bambini conoscono. Ci nascondevamo lì tutti i pomeriggi per stare da soli. E’ stato in quel posto che ho ricevuto il mio primo anello di fidanzamento. Di bigiotteria scadente che si trovavano nelle uova di Pasqua. Era giallo con le pietre blu e mi stava grande, enorme. "Lo metterai quando saremo più grandi e ci sposeremo allora!", mi aveva detto lui con la rassicurante determinazione del vero uomo.
Per motivi che non ricordo, e probabilmente deve essere inutile ricordare, ci siamo persi per sempre, nonostante fossimo vicini di casa. Nei decenni che sono trascorsi, però, ogni tanto capitava di fermarci a parlare insieme senza alcuna cosa da raccontare, solo in memoria di un legame atavico e infantile. E’ sempre bastato questo. Nei decenni che sono trascorsi io sono diventata prima altro da me e poi di nuovo me stessa come allora, come adesso. Lui, forse, è rimasto uguale ad allora. O forse chissà. 
Dopo il liceo sono volata altrove e lui ha seguito la sua famiglia dopo il trasferimento per lavoro di suo padre. Ci siamo persi definitivamente per non ritrovarci più.
Ma ora che M. è sdraiato su un letto di ospedale altrove in Sardegna ad aspettare che la vita scivoli via dal suo corpo per sempre, l’unica cosa che mi porto dentro è quell’estate memorabile in cui è nato un legame antico, troppo debole per essere portato avanti, ma abbastanza forte da restare nella memoria per i successivi ventitrè anni e donarmi un sorriso pieno di vita.

Dovunque andrai, vola in alto.

[On Air: Billie Myers-Kiss The Rain]

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