365

Treseicinque. Gradi e giorni. Un giro. Intorno a sé e al mondo. Dentro e fuori.
E’ un po’ quello che ho sempre desiderato: il dono dell’ubiquità. Essere in due posti nello stesso momento.
E la forza dell’interiorità suggestionata dal potere della mente che agisce secondo la fantasia.
Così vivo e posso osservarmi dal di fuori. Sono dentro di me e fuori di me. Agisco nel quotidiano con buona volontà, sorrido e sopporto senza troppa sofferenza -sarò forse riuscita a ridurre l’infelicità al minimo?- mentre ciò che mi da armonia cosmica è altrove, distante dalla location della routine. 
Mi vivo come se mi appartenessi ma anche no.
Senza distanza non ci sarebbe ubiquità.

[On Air: Northpole-La Distanza]

9 Risposte a “365”

  1.  Andrea: io sono nata distante. Grazie! Andate bene le vacanze?

    Mari: grazie tesora!! E sì.. Hai avuto ragione su questa canzone..

  2. Welcome back!
    Molto bella questa riflessione di inizio anno mia cara. Hai proprio ragione sai? L’ubiquità interiore è un grande dono evloutivo.
    Ma poi soprattutto: quale proposito migliore (ma realista) per il nuovo anno se non ridurre l’infelicità al minimo??
    Buon inizio d’anno
    Ti abbraccio
    Daniel

  3. ci tenevo a dirti che io la trombata col reverendo non me la son fatta……è scappato dicendomi che tra i due quella strana ero io……ma ti sembro strana solo perchè avevo chiesto ‘lo famo strano’!!!!
    cmq le feste son finite meno male ed io ritorno al mio stato naturale quella di esaurita cronica che dice solo coglionate per tirarsi su……..1 bacioooooooooooo

  4. Ecco. E’ quando vivi da dissociata razionale che puoi dirti definitivamente aliena.
    Credimi !

    Tu dici, anno dei segni d’acqua ? mmm, non lo so. So solo che sono stata finora sotto la pietra. Adesso viene il bello πŸ™‚

  5. Sai che cosa mi chiedo ? Com’è che certe cose non mi mancano piu come prima ? Com’è che certe esigenze non ce le ho più ? Com’è che mi sto restringendo oltremisura, tanto da impedire a chiunque, o quasi, di entrarmi dentro ? Com’è che non sento il bisogno degli altri ? Com’è che non c’ho voglia di sobbarcarmi i cazzi altrui ? Com’è che non mi chiedo neanche piu se tizio sta bene o caio sta male ?
    E’ questo crescere ?
    Se lo è io sto diventando una gigante.

    No, questo non è crescere. Questo è solo un altro ciclo della mia esistenza complicata ed intimistica. E’ soltanto un ciclo, come quello appena passatro e quello ancora prima e quello prima ancora.
    E’ un ciclo tutto suo, che richiede interesse per sé stessi e basta. Richiede silenzio. Richiede introspezione. Richiede assenza. Richiede presenza solo di sé. E’ solo un ciclo, diverso da quelli precedenti. Finirà, ne sono sicurissima. Ma non senza aver capito che sapore ha vivere un po più per sé stessi, ed un po meno per il mondo intorno.

    Ti pensavo l’altra sera, e volevo mandarti un messaggio. Poi non l’ho fatto perché non lo so. Poi volevo scriverti ma le mie giornate sono complicate ormai, e soprattutto sono cosi lontana da qui…Ti pensavo perché mi sei stata vicina in momenti in cui credevo bveramente di non riuscire a stare fuori dal pozzo. Ed invece … anche se forse il prezzo è stato alto.

    E questo mi conferma che cos’è che impedisce agli altri di fare passi in avanti. La paura di pagare il prezzo. E non li biasimo per questo.

    (e tra parentesi c’ho un mal di panza allucinante ! e sempre tra parentesi stasera vado a vedere la principessa e il ranocchio !)

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