Everyone is a Survivor

Trasformarsi in un buco nero
Attirare tutto dentro e niente che ne esca.

Che fine facciano, poi, tutte
le delusioni
le arrabbiature
le gioie per sé e per gli altri
le debolezze
le virtù ed il vizio,
nessuno lo sa.

Nessuno, là fuori, lo sa.
Da fuori quello che sembra è un pozzo
O un sorriso che sgrana la faccia di Luna Piena,
La Luna nel pozzo
O una macchia nera

Oppure, semplicemente, niente.

Come niente è l’intorno:
mettere sempre invariabilmente se stessi al centro di tutto,
dare le colpe agli altri
-soprattutto le colpe che non esistono-
la gioia altrui che diventa una colpa per ciò che non si ha
-e si brama-
pensare che tutto sia dovuto
-per meriti ignoti-
gli innocenti morti solo per essere nati nel posto sbagliato
i costumi corrotti
la guerra tra bande
le bande magnetiche delle carte di credito che fanno Natale
il ribrezzo ignorante di chi urla ‘avanti popolo’
ignorando il popolo
fare un favore quando si pensa di essere al limite della sopportazione
e ricevere un bidone per tutta risposta
sentirsi la solita cogliona
e sapere che lo rifaresti ancora
perché non si può smettere di camminare nelle scarpe altrui
continuare a trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati
perché non si vuol essere trattati come gli altri vorrebbero essere trattati
-cioè dimmerda-

Diventare un buco nero capita,
a volte

Come fosse una necessità per
spegnere il pettegolezzo
e tutte le cose per cui si vive e che non hanno peso,
Come fosse una coperta per tutte le brutture a cui
non si vuole reagire nel modo che renderebbe tale e quale ad esse,

Diventare un buco nero
è sentirsi una busta di plastica
calata in faccia al rumore molesto che sta intorno
e soffocarlo
soffocarlo
… soff….
…ca….
…lo…..
….

.

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#hashtag_1

Che poi vorrei capire quale sia il problema della gente a rimettere le cose nel posto in cui le ha trovate, a lasciarle come le ha trovate.
Vorrei ben vedere se darebbe loro fastidio, nel rientrare a casa la sera dopo una massacrante giornata di lavoro, aprire la dispensa della pasta in cucina e trovarci che so, la carta igienica. E poi in bagno sedersi un attimo per lasciar andare tutte le emozioni opprimenti della giornata e, una volta alleggeriti, aprire lo stipetto della carta igienica e trovarci la lama d’acciaio per scrostare le padelle; méh, per fortuna che il bidet è vicino e ci si potrebbe lavare al volo. Peccato che invece del sapone intimo ci si trovi lo sgrassatore per le piastrelle.
Il pensiero sarebbe immediato: maledetta la domestica, maledetta, ma che le girava in mente oggi a spostare tutta la roba?
Ma non poteva lasciare tutto al proprio posto??
Ecco appunto. Vorrei essere io quella domestica, per farvi capire che si prova, maledetti.

Vabeh, mo che mi sono sfogata vado a cenare: scolo la carta igienica sennò si scuoce, mi pulisco il muso con l’asciugamano, il culo col dorso della mano e le piastrelle? Già, le piastrelle. Ma sai che c’è? Vado proprio a ripormi, ‘ché mi sento un poco esaurita.

Statevi bene.
Cià.

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Acque Chete

Le nubi mute
la primavera pigra
Gradirei il tuono
*************

Se pure ci fosse una deflagrazione nel vuoto dell’universo non udiremmo nulla
Ma sarebbe un big bang

Le cose importanti accadono in silenzio
Mi sento così
avvolta

Mi sfugge ora l’istante preciso in cui
Sono diventata più ermetica
Quello in cui ho cambiato modo di raccontare
Tuttavia non mi manca

Rileggermi è guardare nel pozzo
Ritorna agli occhi una me più giovane
acerba
In un’immagine mossa

È guardare senza suono
Nubi senza tuono

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Antica Eterna Danza

In punta di piedi

passi ovattati su tappeto di nubi
sembrano leggeri
ma il cielo di primavera è carico

.. Aspetta..

per tuonare il tacco

e cambiare il cigno
in un gioioso tip tap

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04/09/1904*

Sono nato Felice.

Anche se non so cos’è. Mio nonno si chiamava così, forse. Babbo e mamma non me lo hanno mai raccontato perché quando ero piccolino non avevo un foghile, un braciere, su cui accovacciarmi la sera insieme ai miei nonni: nonna era morta di parto e nonno aveva la polvere nei polmoni e rimase presto senza fiato; vide giusto giusto mio padre sposarsi. I genitori di mamma non so chi siano.

Noi si è sempre stati una famiglia unita. Quando ero piccolo, ma non piccolino come mio fratello, uscivamo tutti e quattro insieme la mattina nel freddo becco dell’inverno a Bujèrru, ognuno col suo paiolo, per andare alla miniera. Babbo ci dava un bacio sulla fronte pulita ancora per poco, prima di calare nella terra.

E così trascorreva la giornata, come quella precedente e come la seguente, noi e mamma a lavorare fuori e babbo a lavorare dentro. Quando arrivava il cambio di turno tutti noi bambini, pitzinnos, facevamo le scommesse su chi dei nostri padri sarebbe tornato con l’asino più carico. Babbo era tra i più forti, ma non tra i più furbi.

Solo una volta era uscito prima della fine del turno: quando è morto mio fratello, che non era forte come lui e al freddo si ammalava sempre. Aveva nove anni, io quel giorno ne compivo dodici e non mi hanno lasciato andare a interrarlo perché era il mio primo giorno dentro la terra . Quando sono sceso al buio ho pensato che stavo accompagnando mio fratello, anche se io ero vivo e lui no, era un modo per essere uniti ancora una volta.

Noi si è sempre stati uniti. Nella disgrazia.

Io sono diventato più forte anche di babbo, che alla mia età aveva già i polmoni pieni, e un po’ più furbo: l’asino porta fuori solo otto carrelli, ma riesco a farlo partire anche con dieci, non sempre però, perché altrimenti il minimo di cottimo aumenta troppo e ci pagano di meno. Allora i carrelli in più li attacco ai colleghi della mia squadra. Siamo tutti forti nella mia squadra, e ci aiutiamo come possiamo, senza scambiare una parola, altrimenti ci mandano a lavorare fuori, coi pitzinnos.

Però siamo diventati troppo forti e troppo bravi, e troppo uniti, perché i signori vogliono di più per pagarci meno. O forse l’ultimo spettacolo a teatro non è piaciuto. Ptù, su fogu si los mandighet, il fuoco se li mangi.

Stamattina siamo rimasti fuori dal palazzo mentre c’era la riunione tra i padroni e i sindacalisti. Siamo rimasti in silenzio. Però forti come siamo non c’è bisogno di parlare o di muoversi. Così ci hanno sparato, nel silenzio. E noi non ci siamo mossi.

E’ strano questo freddo in settembre, non è come quello dell’inverno, è dolce, anche se ti entra nelle ossa pure lui e ti paralizza. Questo freddo di settembre ti toglie le forze poco a poco, è come una specie di sonno che ti viene all’improvviso e ti senti più stanco che aver fatto tre turni di lavoro senza fermarti mai. Questo freddo di settembre ti prende fino in fondo all’anima e ti apre gli occhi a forza su una specie di spiazzo pieno di luce. Talmente tanta luce che sembriamo puliti come non siamo mai stati, io, Salvatore e Giustino. E tutti gli altri dove sono?

Non pensavo che quando un minatore muore va dentro una terra che è tutta bianca, ma non è la polvere: è la luce.

Sono nato Felice, e non so cos’è. Però forse questa è la pace.

 

* Il 04/09/1904 ebbe luogo l’eccidio di Buggerru, in cui persero la vita tre minatori che scioperavano. Sono Felice Littera, Giustino Pittau e Salvatore Montixi. Questo racconto nasce dalla mia fantasia e dalle sensazioni che di fronte alla miniera ho sempre provato, in modo del tutto incomprensibile. 

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About A Friend

Oh!

Toh!

Boh!

Hey..

Ciao, Amica.

Speravo di trovare un sms, una mail, uno squillo al cellulare, un commento sul blog. Un giorno.

Temevo di leggere il tuo nome nelle pagine di cronaca regionale, o nazionale anzichenò, tra i casi di femminicidio.

E’ arrivata.

Quella mail.

Sono felice di sapere che sei fuori da quella brutta storia. Da tutte quelle brutte storie.

Sento una distanza enorme tra noi, però.  Ho fatto tanta strada negli ultimi due anni, probabilmente in una direzione opposta alla tua, o forse solo diversa. La strada giusta per me.

Ora tocca a te scegliere la tua e percorrerla. Io non so se saremo ancora vicine, non so se sono capace ancora di comprendere senza giudicare severamente, se tutta questa distanza si potrà colmare.  Sarà una palestra anche per me.

Ciao Amica,

Ben Tornata.

[On Air: Nirvana-About A Girl]

 

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D’Amore e Chiaroscuro

Scrivo da un’altra dimensione: ho aperto la porta del livello superiore anziché quella del game over.

Ed ora eccomi, dal centro della pace, a battere qualche debole colpo, con un vecchio bastone nodoso, su questo pavimento quasi ovattato; perfettamente al mio posto, nel mezzo di un bianco abbacinante e rassicurante. Il resto è molto lontano.

Vivo.

Intensamente, profondamente, con autenticità e naturalezza fin’ora ignote, qui dove sentirmi compresa è come una rivelazione che ha sgretolato quello che ho sempre ritenuto l’implacabile desiderio di bruciare a tutta velocità, l’impellente necessità di condividere ciò che mi traboccava dall’anima, seminandolo qua e là.

Vivo e trabocco e tu, amore, sei lì a berne e riempirmi l’anima senza sosta. Siamo per noi, siamo per gli altri, siamo anche del mondo e il mondo ci appartiene.

Vivo e trabocco. E attendo che si commuti definitivamente la necessità di scrivere.

Fino a ieri scrivere mi ha svuotata e riempita, come la risacca. Da oggi, domani o dopodomani. Da quando sarà io scriverò solo per amore.

Amore di raccontare. E sarò del mondo, quel  mondo che è anche mio.

[On Air: CCR-Hey Tonight]

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Spleen

Desiderare Tulipani, immergermi idealmente nel loro profumo, immaginarmi sdraiata a guardarli tendere all’infinito blu….

Con gli occhi rovinati dalla stanchezza
Accarezzo l’idea
Di essere Tulipano..
Sei tepali sullo stelo dritto.

Come a dire “individuo tra molti”
Mai solo, sempre unico.

 

Per completare il quadro dei ricordi manca solo la musica….

 

[On Air: Django Reinhardt-Minor Swing]

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#SplendoreNell’Erba

[Stamattina davanti a Il Gatto Fuori, esterno, giorno. Soleggiato invernale.]

Cammina col naso per aria

Tenendo la mano

A Lei

che  lo segue

e guarda avanti

 

[Ripenso all’istante fugace rubato oggi e alla mia giovinezza, vuota di quei momenti.

Sono felice anche senza, ma quanto tempo sprecato!]

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This Time

This time I’m not alone

Rather be your love

Now that I belong

It’s You I’m calling

Home

 

[On Air: Eddie Vedder-You’re True]

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