If You Think That You're Strong Enough

Ero a fare shopping con la mia amica D., per comprare un paio di scarpe. Verdi, le volevo verdi.

["Voglio il vestito verde di Melania"].

No, non come il vestito verde di Melania, come il colore preferito della mia amica. Ma una volta viste quelle rosse le comprai senza esitare. Rosse, il mio colore. Festante, vezzosa e capricciosa come Scarlett O'Hara me le portai a casa. Dovevamo uscire, dovevo cambiarmi, presto ch'è tardi e gli altri ci aspettano! Per tutto il tragitto non riuscii a pensare ad altro che alle mie scarpe nuove, come se quell'acquisto avesse cambiato per sempre il corso della mia vita: erano le scarpe giuste, tanto che me le ero ritrovate, mie, senza nemmeno rendermi conto di averle acquistate. Tanto felice che, quasi quasi, volevo metterle subito per uscire, anche se non è che stessero poi così bene coi vestiti che dovevo indossare: poco sexy per me, fasciata di nero da capo a piedi. 
Stetti non so più quanto tempo a fare su e giù per la camera da letto, davanti allo specchio e perfino a sfilare amleticamente davanti ai miei libri, con una scarpa nuova al piede sinistro e quella vecchia al piede destro, indecisa su quali indossare, su cosa fosse meglio fare: se tenermi addosso lo stivale nero –che adoro- perché ci stava che spaccava, o fottermene di ogni sacro canone e crisma e infilarmi le scarpette rosse nuove. 
D. mi aspettava seduta su un gradino all'ingresso e io ero in preda al buco più buio e nero dell'indecisione sul da farsi: fottersene o essere coerente col resto dell'abbigliamento? Coerente o fottersene? Ma ciò che contava era sentirmi felice per l'acquisto. Entusiasta. Ok, non ne potevo più di passeggiare e consumare il pavimento. Decisi di chiedere a mamma un consiglio. Apparve nel corridoio semibuio, senza entrare nella mia stanza emise la sua sentenza: "Nessuna delle due". Il fatto era che, per lei, ci volevano scarpe diverse. Quelle nuove belle, ma troppo sportive per uscire il sabato sera. Gli stivali neri belli, ma troppo bassi, troppo invernali e, soprattutto, troppo "già visti", dato che da quando li avevo comprati li tenevo sempre addosso. Il fatto era che ci voleva un decollète o uno chanel, più adatto alla stagione e, sopra ogni cosa, col tacco. Più elegante, più femminile
Mi smontò. Quel giudizio tranchant mi smontò e caddi in una sconfinata tristezza. Nemmeno le fiammanti Scarlett sembravano rendermi felice come appena un attimo prima.. E adesso? Quid Facerem? Quid, quid, quid.. Quidquidquid.. Quid? Solo un attimo, e poi un moto d'impeto: ma lei che ne sa? Primo: non ho un paio di scarpe come le vorrebbe. Secondo: anche se le avessi non le metterei, non è mica possibile camminare su questi ciottoli col tacco, mica si è femminili solo quando ci si veste come per andare ai matrimoni! Terzo: la sera fa ancora freddino, è primavera, ok, ma la sera non è ancora calda abbastanza. Quarto: parla facile, lei, esce di giorno e la sera, quando io esco, rientra al calduccio domestico. Quinto: le scarpe col tacco non sono da me. Conclusione: che ne vuole sapere?? 
Fottersene, dunque. Fottersene.
Non fino in fondo però: deicisi di tenere su gli stivali, sapendo che la stagione stava per finire e presto li avrei messi via per il caldo. Conservai le Scarlett nella scatola e un pensiero mi attraversò come un lampo: "Ma sì, in fondo tra qualche settimana potrò metterle ogni santo giorno, nella stagione appropriata". 
La mia amica D., che si sposa a settembre, si stancò di aspettare e si precipitò di sotto, quasi catafottendosi per la tromba illuminata delle scale. Illuminata a giorno. Solo la sua voce mi raggiunse: "E' tardiiiii!!!". 
E io appresso a lei. 
Con le Scarlett appresso a me. 

[On Air: Radiohead-Nice Dream]

(Sarei curiosa di rientrare in quel sogno per capire che minchia di serata divertente possa essere stata… Con una scatola di scarpe appresso!!!)

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