Diamante

29/11/1939: con vento di guerra sigillavano un amore che sarebbe durato oltre sessant’anni, che non ho mai visto negli occhi e nelle mani di nessun altro. Un amore che era tutto: alleanza, tenerezza e passione.

Non dimenticherò mai il modo in cui gli occhi ciechi di mio nonno cercavano il braccio di mia nonna. La malattia gli aveva tolto il mondo ma i suoi occhi non sono mai stati vuoti.

Non dimenticherò mai quando abbiamo festeggiato le loro nozze d’oro, nel 1989 e lui, alla cieca, le ha preso il viso tra le mani e l’ha baciata. Per la prima volta davanti a noi. A settantasette anni. E lei, da vera concreta contadina, indurita dalla terra e dal sole, arrossì per quel gesto. A sessantanove anni.

Non dimenticherò nemmeno come e quando è stato concepito mio padre: una confessione che le scappò candidamente mentre io e mamma le facevamo il bagno, quando ormai  la meritata vecchiaia le fece il dono di scrollarle di dosso il pudore inutile per un gesto così naturale e pieno d’amore.

Ventinove Novembre Millenovecentotrentanove: “S’ultimu Isposu”.

 

[On Air: Elva Lutza-No Poto, No Potes]

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