Sei

[o lo svolgimento del post precedente, sempre con la stessa musica]

Che poi è una delle mie solite illuminazioni geniali, del tipo che non ti stai facendo domande, non ti servono delle risposte, ma arrivano delle folgorazioni, delle rivelazioni. E pensi a quanto sia difficile avere rispetto degli spazi altrui, e ancora più difficile accoglierli, lasciandoli tali; spazi estranei a te e alla tua vita, che integri devono rimanere, per la comune salute psicofisica. E’ come tenere in casa sotto gli occhi un pacco chiuso, un dono che non si scarta perchè altrimenti non è più un dono. Sai che se lo violi lo perdi. Ho visto delinearsi netto il confine, sotto il mio sguardo, tra l’avere qualcuno che ti sia di conforto quando sei fragile e lo scaricare egoisticamente le tue insicurezze su una persona che cerca di starti vicina con tutto l’affetto che può. Ho imparato a non barare, perchè anche i piccoli e inconsci ricatti morali si pagano amaramente tanto quando li infliggi che quando li subìsci. Ho imparato a contare e legarmi la lingua prima di lasciare andare parole che so andranno a segno, perchè conosco l’arma che possiedo. E so usarla. Ho capito quanto sacrificio costi vivere un rapporto sano se sai che la tua indole ti porta a vivere rapporti malati, che ti divorano come il peggiore cancro.

E tutto questo l’ho capito in un momento in cui mi capita di essere blue, come non mi succedeva da tempo. L’ho capito quando ho avuto, non quando ho perduto.

E ho anche capito che non mi piace più sentirmi blue. E che che sia a  colori o in bianco e nero non mi importa nulla, purchè sia la vita.

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