[Cedo Bona]

E’ senza dubbio questa, la fase più delicata. Quella preparatoria allo scandalo vero e proprio.

Si vende la casa dei miei nonni, quella che confina con casa di mio zio. Il nuovo proprietario affitta ad uno, noto per essere sbandato e scapestrato -in un paese di gente lavoratrice-.  Avete presente il "felice paesello"? Ecco, quello là. Sì, sì, quello ridente e sereno, dove nulla di brutto capita, dove tutto sembra immobile da secoli. Dove gli scandali sono assai pochi, diluiti nel tempo e, soprattutto, mai dimenticati dalla memoria collettiva. Quando si dice che il pettegolezzo ci mette il marchio indelebile, ecco, si intende questo. E in un piccolo paesello che si crede città il pettegolezzo e lo scandalo sono la stessa faccia della medaglia. Mentre l’altra, quella nascosta, è forse la verità.

Il noto sbandato scapestrato è anche un po’ fannullone e, nota dolente, separato (che, per comodità, seguiteremo a chiamare Noto). Ma, anche se porta questa macchia, il problema non è questo [figuriamoci: il vicinato vive benissimo anche se c’è una famiglia di marocchini, che, chi se lo aspettava mica, sono gente discreta quelli la, mai che si senta cacciare un urlo.. E hanno poi quei due bimbi così belli..]. Quindi no, il problema non è l’onta della separazione. Il punto è piuttosto che ora si sente cacciare qualche urlo dalla finestra del Noto. I vicini ci hanno messo un po’ a risalire alla fonte, e certo, se non ne fossero assolutamente sicuri, non  si permetterebbero di aprire bocca. Ci è voluto qualche giorno, e qualche nottata. All’inizio pensavano fossero cornacchie.. "Ma no, Bastia’, ti sbagli: sono gattini!".. E tra cornacchie e gattini stava per prendere corpo una caccia all’animale selvatico condita con un torneo di scommesse..

Ma non se ne vedeva il fondo della questione, e si continuavano ad avere nottate insonni. E anche qualche pomeriggio (che si sa, di questi periodi fa caldo e la siesta pomeridiana ti rimette al mondo). Così si è chiesto parere a tre grandi esperti della materia: i miei cugini. Costoro, con piglio da autentiche Faine, hanno individuato immediatamente il punto e concluso subito la sintesi: né cornacchie né gattini, ma semplicemente una cagna in calore che scandiva il ritmo ora con acuti, ora con mugolii, ora con tonalità gutturali -cavernicole o cavernose che dir si voglia-. E la Cagna poi, almeno fosse stata di quelle polacche, rumene, albanesi o ucraine. Invece no! No, no e no! Quella schifosa è una paesana! Una ragazzetta madre, mai sposata. E la sorella è pure incinta di sei mesi.

"Schifosa, ma dimmi tu se deve scopare a quel modo! Che noi dobbiamo sentire tutte le pérformans, in questa strada dove non si è mai sentito nulla, perfino dai marocchini che sono così educati. Scommetto che Mohammed le fa ingoiare lo chador alla moglie, se solo prova a respirare più forte. Quelli si che hanno il senso del pudore! E dev’essere che i genitori manco ne sanno, quelli sono due brave persone.. Fosse stata mia figlia l’avrei alzata a calci in culo!!".

E il mio macabro cinismo si sente appagato a sentire che ormai si vanno a stendere i panni ogni volta che lui entra in casa dalla porta sul retro, e lei da quella sul davanti (poveri illusi, ma credono che la gente abbia davvero l’anello al naso?!). E non si possono stendere i panni in terrazzo che a uno gli deve venire lo schifo a sentire i ritmi tribali. I miei cugini lasciano le finestre aperte anche quando fuori imperversano i temporali estivi e, da rinomati esperti del settore quali sono, riescono a riscostruire tutte le fasi dell’amplesso nel dettaglio. E dev’essere una cosa troppo coinvolgente, e il Noto sarà pure bravo, se alla fine del Balletto si becca gli scroscianti applausi dei suddetti esperti del settore.

Il mio macabro cinismo mi si dipinge sul volto e diventa un paretico sorriso, a pensare che mia cugina nel paese del fidanzato ne farà altrettanto. E, nonostante mi procuri un leggero fastidio da invidia, l’immaginare di essere partecipe di tutta la vita sessuale di un vicino, mi attraversa un lampo: penso che quando godi non badi certo al volume.  Solo che se stai a Torino i tuoi vicini se ne fottono. Se stai al paese no.

E il mio lato metropolitano si scontra con quello paesano, alle volte. E scaturisce una certa punta di invidia per chi vive in paese, fotte e se ne fotte.

Ma mettiamola così: l’invidia è la più sincera forma di ammirazione, accompagna il pettegolezzo, fa scoppiare la pietra e rende memorabile lo scandalo.

 [On Air: Ray Charles-Hit The Road Jack]

Questa voce è stata pubblicata in giudizi universali, Senza categoria. Contrassegna il permalink.

8 risposte a [Cedo Bona]