verranno a chiederti

scrivo piccolo piccolo, sepolta da nubi di piombo;

che senso ha essersi scafata, sgusciata via dal baccello per poi andare a finire tra la rete e il materasso? mi sento una fava nuda messa lì per provare presunte doti principesche di chissà chi -unico e indivisibile è il mio dolore, liscio  e duro, che non lo puoi scalfire con nulla; sordo, muto e cieco, una mutilazione otorinolaringoiatrica, un’invalidità negata.

il mio dolore è sterile come lo sono io: un particolato sospeso nel metano, atmosfera incompatibile con la vita, un bolo che scivola via dentro e trascina tutto attorno a sé, mi faccio valanga attorno al mio dolore e pure la mia faccia cambia. bianca che sembro una morta, incompatibile con la vita, kajal ben sbavato per accentuare borse e occhiaie che da mesi hanno inghiottito gli occhi di Pollyanna e spento ogni luce.

qualche lacrima clandestina non trova più la via della guancia rosea e torna indietro, in dentro, questo pianto fallito mi ricorda che  sto scivolando dentro il Nulla e mi tiene a testa in giù solo l’unghia del mellino impigliata nella pelliccia di Fùcur.

n° 12 l’Appeso, mi sono avvelenata, Atreyu

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