Settembre 01

Che poi arriva sempre un giorno che li racchiude tutti, o sei tu che li vedi proprio dentro quel giorno lì. Un giorno come oggi, con l'afa estiva che ti tiene in apnea e il cielo che minaccia una benedizione che non si decide ad arrivare. E tu risparmi il fiato perché sono otto mesi compiuti che soffochi e ogni volta che senti la pelle umida pensi che sì, finalmente è arrivata la pioggia, e poi ti accorgi che sono solo sudore e lacrime. Che poi ci sta dentro tutto, in quest'anno fatto di giornate, settimane e mesi che ti sfuggono senza che riesci ad acchiappare alcunché. Eppure gli attimi sono un'interminabile tortura. Siamo al primo di settembre, e a te pare che sia ancora quel capodanno. E' un tempo a due velocità, quello di fuori e quello di dentro, che scorrono insieme e tu li vivi entrambi. Ti osservi dal di fuori eppure sei consapevole di ogni cellula che respira, si nutre, si moltiplica e muore in un tempo imprecisato, immobile alla velocità della luce. E la disperazione del silenzio che copre il frastuono delle macchine, le sirene dei vigili del fuoco e i netturbini che svuotano le campane del vetro nel cuore della notte.
E' tempo di conservare le cose che contano davvero, per qualcuno che ancora non c'è mai stato. 
E' tempo di stare fuori e resistere dentro, senza lesinare sorrisi e parole ripetuti in gesti convenzionali che non hanno alcun vero significato. E' tempo di cambiare di tanto in tanto anestetico in attesa di quella che sai essere La Cura. 
Con la matematica certezza che è solo un tempo, uno dei tanti che passa appena arriva il Tempo-rale. 

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