Miserere, Miserabili Miserie.

Basta sedersi un attimo alla luce di un sole invernale falsamente caldo e guardare fuori dalla finestra per vedere gli operai che ridipingono la segnaletica orizzontale.

Sembra agosto, ma è dicembre.

Basta fermarsi un momento in silenzio per capire che la battaglia è finita, anche se si sente il  peso dell’arma nella mano e lo sporco in faccia che non fa chiudere gli occhi.

Basta questo per ridere dentro di sé. Ridere dentro, di sé. Chiedendosi quale sia la ragione di questa crociata contro l’ipocrisia, il perché si è gli unici ad aver combattuto contro nemici e amici, per poi scoprire che la battaglia è stata contro se stessi. Le crociate le hanno sempre perse tutti, da tutte le parti. Ed è inutile rammaricarsi del tempo sprecato a combattere da soli nell’arena mentre la gente sugli spalti incitava a non mollare, mentre si combatteva anche per loro. A concentrarsi bene, fuori dai versi delle poesie di guerra, ci si ricorda che stavano ridendo. Ridendo di te, ridendo per sé. E chi incitava lo faceva per assicurarsi che lo spettacolo durasse più a lungo, per non smettere di divertirsi. E chi caricava la mano lo faceva solo per garantirsi di non dover caricare la propria. E chi invidiava il coraggio del combattente si trastullava nella propria  misera miseria, miserabile.

Basta questo per piangere. No, non è inutile piangere, perché le lacrime ammorbidiscono lo sporco e fanno chiudere gli occhi, così da non dover vedere i propri passi mentre, finalmente, si raggiungono gli altri sugli spalti e si carica il prossimo combattente.

Chi ha combattuto vorrebbe uscire dallo stadio e chiudersi in un eremo per il resto dei giorni a venire, spegnere la luce finché non si spegne il  mondo. Ma basta tutto questo per mescolarsi tra la folla pur sentendosi diversi perché adagiati sulle proprie ferite come fossero una zattera che garantisce la navigazione un pelo sopra la mediocrità e, tuttavia, non troppo in alto da sfidare il cielo.

Basta smettere di fumare per sentire gli odori delle cucine di tutto il vicinato.

Basta questo per sedersi, da oggi, a tutte le tavole imbandite.

La battaglia è finita e il pranzo è servito. Sembra agosto ed è dicembre.

Ma sembra agosto.

 

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