Legàmi

Che poi ci sono legàmi che si annodano in tante parole, molte son scherzi o cazzeggi, sì, anche se sempre scritte con uno sguardo un po' amaro che ci eleva di qualche centimetro, ma anche metro, perché no, sopra la media di ciò che ci circonda. Son fili che ci tengono sospese costruendo complicità inarrivabili ai più, come ponti che possiamo percorrere solo noi. Tanto che poi, cara la mia Roscia, quando le cose da condividere si fanno importanti di parole ce ne bastano assai poche per partecipare l'una alla vita dell'altra in modo profondo, sentire la vicinanza del cuore che vince distese sterminate di Cieli, Mari e monti che ci separano, e anche circostanze, se vuoi, visto che mai ci siamo abbracciate o guardate negli occhi o strette la mano. Ma le nostre parole stringono più calorosamente che le dita, dicono e ascoltano più di chi si sente e si vede ogni momento, sono più presenti della presenza. Tanto che esserci è anche questo, è anche così. Tanto che talmente ci sei, le tue parole importanti sono restate con me dal momento in cui le hai pronunciate per me, quelle che hai anche per te, e per questo sono parole tue e me ne fai dono
E allora oggi un po' di parole le ho io, per te, e anche per me.

Ci sono legàmi talmente stretti che nemmeno immagini quale sia la loro resistenza e persistenza. 
Che se per caso uno si trova in un momento felice e l'altro in uno veramente buio, la felicità di uno è velata dall'ombra del momento difficile dell'altro, perché magari ha qualcosa che proprio all'altro manca, e il buio dell'altro conosce squarci di luce della gioia dell'uno, che fanno male perché l'uno ha proprio quella cosa, quel dono, che lui vorrebbe avere.
Tanto che nessuna tristezza toglie gioia alla gioia, e nessuna gioia scalda il buio. A volte vince la negazione, la privazione, ma tant'è: "tu hai diritto di gioire, e l'altro ha diritto di soffrire". 
Accade, allora, che si crea una -piccola o grande- necessaria distanza. Perché chi ha diritto di gioire deve gioire, e chi ha diritto di soffrire possa soffrire senza aggravare la sofferenza con violenti squarci di luce. 
E chi soffre si vergogna perché vorrebbe poter gioire e basta, e invece quella gioia della persona a cui tiene così tanto è veramente troppa e vuol starsene solamente al buio. E chi è felice si sente in colpa perché vorrebbe poter dividere quel dono, magari dargliene solo un pezzetto, con l'altro, e un po' si sente arrabbiato perché vorrebbe anche poter con-dividere senza provocare sofferenza. 
Ma non è possibile a volte.

Tutto questo però non è cattiveria o  menefreghismo.. Dio solo sa, ma anche io e te, quanto resista e persista il legàme in quei momenti di distacco, se possibile si salda ancor di più -perfino quando vorremmo non si saldasse, ma non è questo il tuo caso-, o quanto quei silenzi e quelle attese siano un ascolto così profondo da scuotere le viscere della terra, tanto che dall'altro no, non sarà mai possibile nascondersi.

Ci sono occhi che vedono anche se sono chiusi, pure se guardano altrove.

Forse perché esistono legàmi così profondi che gli occhi dell'altro sono parte di te, tanto la condivisione è stata profonda prima.

Ero solita ripetere, un tempo, una cosa intraducibile in italiano: "I'm right to be wrong".
Oggi di certo lo dico con meno intenzione di rivendicare qualcosa, ma con più consapevolezza.
Come dire che scrivo le stesse parole ma anziché urlare sussurro..

Perciò, amica mia, ascolta le parole, che già conosci, di questa vecchia ciabatta che ora è al buio, perché è sicura che qualcun'altra che ora è al buio ed è ferita si giudica duramente per non riuscire a gioire a tuttotondo per te e con te, ma non significa che non ci siano momenti nei quali è felice per la tua luce. E, anzi, talvolta quella luce nutre la speranza che -presto o tardi- ci sarà anche per lei quel dono tanto desiderato.

Gotta you're right to be right!

[On Air: Joss Stone-Right To Be Wrong]

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