“Jaku”: il distacco

Non avrei mai detto che il distacco dalle cose e dalle persone fosse un’abilità alla mia portata. Invece quella parte di me, la più nascosta e profonda, sempre lei che da quasi due anni lavora instancabilmente, lo sapeva già.

Non avrei mai detto che un concerto potesse essere l’occasione per avere questa rivelazione: ogni volta che mi conosco è una sorpresa..

E così il cinqueagostoduemiladodici resterà nella storia, la mia. Non sono più quella che per resettare tutto ascolta gli Afterhours, per consumare più in fretta il dolore, per combattere i mostri, sfogare la rabbia ed estinguerla, coltivare il senso di rivalsa. Non una canzone ha portato a galla quelle emozioni provate mille volte, tanto che ogni nota aveva una corrispondenza, come ogni tasto del pianoforte fa vibrare una corda.

Non ho più dentro quelle sensazioni, il passato ha smesso di riprendere forma ogni volta che il ricordo lo sollecita. Mi sono staccata da me, “è solo un po’ di me che se ne va” e io mi sento sollevata.

Stavolta è diverso, lo ripeto da tempo, e ogni giorno si verifica. Stavolta è diverso perché sono già Altro da me. Sollevata perché questa meta preziosa non arriva grazie ad un evento fulminante e felice, è semplicemente un cerchio che si chiude, un cammino che prende vita strada facendo. Mentre la solitudine mi stringe nella sua morsa io sono qui a piangere di gioia perché ritrovo me stessa a farmi compagnia.

Mentre questa cappa d’afa spinge dall’alto io annuso il profumo della pioggia che verrà, che sarà di terra e gelsomino. Il cielo resiste. Ma verrà giù.

Sento il profumo/ dei gelsomini gialli/ e pioggia sarà!

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