Io, Donna. Geisha.

Mi si chiede di rifletterci. Ancora una volta siamo al punto di origine.

Se mi guardo allo specchio vedo i miei occhi languidi e neri come pozzi pieni di pece. Il collo è lo stelo lunghissimo di un tulipano e i capelli uno scialle di pizzo spagnolo. La curva perfetta dei miei seni appena accennati, come fossero sempre sul punto di sbocciare e capezzoli rosa, manco fossero vergini. Il ventre piatto e l’armonia dei fianchi, una vita così sottile che si potrebbe stringere tra le mani. L’ombelico, il punto d’accesso del mio universo vissuto visceralmente; basterebbe sfiorarlo con la punta di un solo dito perché il piacere possa irradiarsi nello spazio circostante, esattamente nel modo in cui si propaga il suono. Sdraiata nuda sulla pancia e controluce si scambierebbero le natiche per un rovente tramonto estivo. Lunghissime braccia e cosce ad accarezzare e trattenere.

E piedi così piccoli per sfiorare appena il suolo.

Lunghissime braccia e cosce. Per accarezzare, trattenere, spingere o tirare le dita, la bocca o il sesso che arrivi ad avventurarsi dentro me. Non amo essere in posizione di comando: domino più agevolmente da sottomessa. Io sono colei che accoglie e guida.

Non ho mai saputo come si passi dagli occhi al sesso senza leggere, dalle dita all’orgasmo senza la musica, dai baci al succhiarsi reciprocamente senza sensibilità artistica. Non ho mai saputo sedurre senza scrivere.

Non so cosa sia il sesso senza l’eros. E l’eros per me è questo. Ho imparato a masturbare un uomo e me stessa con la stessa foga con cui tengo in mano la penna e faccio sgorgare inchiostro sulla carta, o batto sulla tastiera. E so farlo solo così.

Seduco e scopo come scrivo: con le viscere.

Sono una geisha con addosso tutto il suo peso. Un volta nuda, posso volare.

[On Air: Gustavo Santaolalla-Quiebre Fuego Y Revelaciòn]

Questa voce è stata pubblicata in giudizi universali. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.