Genesi del Racconto

Tu immagina il silenzio di una spugna che assorbe. E ti prudono le mani dal desiderio di strizzarla. 
La fatica di tenere a freno il braccio che tende verso di lei e le dita che si aprono per afferrarla. E la tua cazzo di mente malata parla a voce alta con le parti del tuo corpo che non ne vogliono sapere, ‘ché quelle conoscono solo l’urgenza del contingente. Come lo stomaco comanda di aprire il frigo quando hai un buco da riempire. O quando il buco sta nell’anima, fa uguale, perché la dinamica è la stessa: mangi senza contegno.

E allora perché non assecondare la brama?
E’ come bersi il thè scaduto per ricreare la sensazione di una cioccolata preparata da chi la cioccolata non la beve.

Tu immagina quando l’inchiostro non esce dalla penna manco se la strizzi. E il silenzio di una spugna che assorbe.
Immagina i momenti in cui hai la precisa percezione  di stare incubando quelle sensazioni giuste che ti servono a rileggere i ricordi e la gente per poi tradirli. E tradurli in racconto.

E allora smetti di guardare l’oggetto del desiderio e ti metti a leggere, così tieni a mente di essere una maledetta fottuta lettrice, non una scrittrice.

[On Air: The Hives-I Won’t Be Long]

Questa voce è stata pubblicata in rombo di tuono, Senza categoria. Contrassegna il permalink.

13 risposte a Genesi del Racconto