"Cosmosi"

 Seduta sul pavimento appena ripulito, al balcone. Prendo una Merit e la annuso un po’ prima di accenderla. Lo faccio sempre quando mi capita di fumarle. Mi passa davanti uno straniero. Dal cappuccio della felpa viene fuori qualche ricciolo. Ha mezza faccia in ombra e si intravede una barbetta incolta. E’ giovane e alieno, incolto come la sua barba.

Si siede accanto e mi fa una domanda umana: “Come stai?”. Sorride solo con gli angoli della bocca, mentre i suoi occhi di ossidiana custodiscono ben altri segreti.

“.. Abbastanza bene, è un periodo positivo..”

Tira fuori una cima gigante di ganja. Sembra quella de L’Erba di Grace. No, no: è proprio lei.

Mentre gli racconto le ultime cazzate del mio umano vivere sbrinza e gira. Non mi guarda nemmeno, sbrinza e gira. Ha la pelle sensibilissima.

Se con le dita sfiorassi le sue gli farei male. Sentirebbe tutte le curve delle mie impronte digitali.

Penso. Cazzo. Finisce sempre a parlare di me. Io invece voglio ascoltare. Voglio sentire le sue storie, vedere quello che custodiscono gli occhi di ossidiana. Non ha pupille. O forse non ha l’iride.

[Tre note. Tre note appena e sono fusa.]

Il cielo che si vede dal mio balcone sembra la serra di Grace. C’è l’Osmosi Cosmica.

Cosmosi. Parla il copywriter che è in me. [Tre note appena.]

E a te come va?”, dico io.

“Non è il periodo migliore di sempre. Col freddo però mi rimetto in piedi. E, se sono fortunato, arriverà tra poco.”

Mi piace il freddo. Si sente più nitido il caldo di dentro.”

“E poi col sole è troppo semplice star bene.”

E poi mi piacciono i contrasti. Il caldo fuori confonde quello dentro. Invece quando fa freddo senti che è tutto lì.”

Non ha una storia da raccontare, ne ha tante. E le racconta. Mi dice dei rettiliani.

Io dei rettiliani non ne so un cazzo. Ma se cambiano pelle anche loro.. Allora ci somigliamo.

“Sì, ma lo fanno perché è la specie ad imporglielo.”

Già, sarà per quello che per noi è doloroso. Ma almeno è una scelta.”

“Più o meno.. Più o meno..”

E poi della coscienza di massa. Che quando l’uomo si sente a disagio in mezzo ad essa è perché sta iniziando ad avvicinarcisi di nuovo. Lo dice sempre quello dei rettiliani.

Mi viene da ridere. Potrei stare in qualunque fottutissimo buco del culo, basta che io mi riconosca in me stessa.

Gli viene da ridere: anche lui.

Sono stanca, le mie ossa cercano il letto. Anche il mio unico Alieno. Si fa una tisana, dice.

Tisana più i titoli di coda del Thc. La cosa più sublime al mondo, dice lui. Stupefacente, dico io.

 

Non è il nostro primo incontro. E nemmeno l’ultimo.

Ho un sacco di cose da imparare da lui. Un sacco di odori da raccontare.

[On Air: Natalie Imbruglia-Smoke]

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