Aspettami. Oppure Dimenticami.

 Si sono incontrati proprio qui, davanti a me. Un imbattersi casuale, di quelli che ti danno la sensazione di due destini che si incrociano di continuo, che si intrecciano una volta, si annodano e non si sciolgono più.
E’ stato un attimo, uno sguardo che ha fermato il mondo attorno. Dentro c’era possesso, passione, odio, rancore, amore. Un appartenersi malato, una dipendenza. Ma comunque appartenenza. 
La direzione non è la stessa, uno contro l’altro. Ognuno davanti al suo nodo morto. Uno scontro frontale.
Lui che entra in clinica, lei che esce. 
Lui.
Che arriva da un letto freddo e disfatto, dal corpo gelido della moglie che si scalda con altri  fuochi da anni. Prigioniero della gabbia malsana della propria mente.
Lei.
Che arriva dal silenzio di una solitudine stratificata, dall’attesa senza fine che il prigioniero spezzi le catene.
Prigioniera della gabbia liquida dei propri sensi.
Lui che cerca in lei un diversivo. Lei che cerca in lui il compagno della poca vita che è rimasta da vivere.
Lui che non si libera, lei che si rende schiava.
E il nodo tra loro: la dipendenza.
E’ un imbattersi casuale. La casualità ciclica che si ripete nel quotidiano di due amanti che  lavorano nello stesso posto da anni.
E se mai scioglieranno quel nodo, se mai saranno di nuovo liberi da se stessi,  non andranno mai nella stessa direzione. 
E mancherà lo schianto frontale di quell’attimo quotidiano. E il caso sarà di nuovo il caso.

[On Air: Tiromancino-La descrizione Di Un Attimo]


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