Anais

Non lo so se sia poi una buona idea l’aver ri-iniziato proprio adesso Henry&June: leggere i diari  della Nin è come fare autoanalisi specchiandosi. Quante “me” ritrovo in ciò che di sé scrive, quell’essere a pezzi, così frammentati, così apparentemente slegati tra  loro… Quanta fatica ho fatto per ricucire tutti i miei “sé”. Eppure il momento in cui ci sono riuscita è stato come un lungo ricamo, veder sbocciare emozioni che credevo estinte, sentire il frullare d’ali nello stomaco, desiderare un bacio più che la carnalità stessa, la tensione al momento perfetto. Ancora non sono capace di separare ciò che ho fatto per me da ciò che ha innescato il processo. Non sono brava come Anais, non sono romanziera come lei, ho bisogno di molto più tempo per accettare. Un tempo che forse sto buttando, così come il mio inutile amore. Il guaio è che butto me stessa insieme a ciò. Io che sono tensione al momento perfetto. Una perfezione che non arriverà mai, perché l’uomo perfetto non esiste, non come io lo immagino. Di perfetto rimane solo questo ricamo. Perfettamente inutile.

Ho intuito che il mio ex ha cambiato casa. E la cosa mi ha stupidamente fatta sorridere: finalmente non esiste più il posto in cui ho conosciuto la felicità, due stanze al centro di una città fredda che sembrava di stare al mare, Corto Maltese al lato del letto, le veneziane. E’ come sapere che si è consacrato simbolicamente alla sua nuova vita, come sapere che non c’è più nulla di lui che mi appartenga, come aver terminato il passaggio di consegne. Credo sia diventato  l’uomo che in lui ho intravisto e ho desiderato sbocciasse per me, quell’uomo che per me non ha avuto il coraggio di essere ed è diventato per un’altra. Anche questo è un pensiero inutile.

In fondo mi sto aggrappando ad ogni genere di pensiero inutile che mi eviti di dover  parlare apertamente di ciò che sto vivendo. Spostare l’attenzione e puntare le luci su altro: ciò che è scritto è solo la superficie di una ferita della quale non conosco la profondità…

 

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