About a Past. Never Lived



Il giorno scorre uguale, a se stesso e a tutti gli altri. E la notte, quando chiudo la porta dietro di me, è come poggiare un foglio su una pila di altri. Fotocopia del giorno precedente, a sua volta copia del giorno prima ancora. La pila cresce in altezza sulla scrivania. Hazel Green mi aspetta sveglia davanti alla finestra. Guarda fuori, io le guardo le spalle. Esili, squadrate, fragili come lo è tutta lei, dentro e fuori.

Guarda fuori. Io le guardo le spalle e so vedere i suoi occhi, indovinare la direzione del suo sguardo quando si porta la mano sul collo, per ricreare il calore che le aveva dato un tempo il collo di pelliccia che indossava quando ci siamo incontrati. Pregiata volpe bianca, ricevuta in dono da Boss. Me ne aveva parlato, Hank.

Hank mi scriveva sempre di un sacco di cose, e di lei mi aveva detto tutto. Di come si era cacciato nei guai con Boss, per lei, la donna del suo capo, e di come temeva che prima o poi sarebbe costato la vita a entrambi.

***

Laurel McGrowth l’avevo conosciuta a New York, durante una serata in cui suonavo al Cotton Club. Clarinetto d’appoggio alla tromba in un quintetto jazz. L’occasione di svoltare, per me. La mia occasione, quella che ti capita una volta sola, quella che sempre aspetti. Hank accompagnava la Signora al Club, quella sera. Lo spettacolo era stato fantastico, avevo dato il meglio e il contratto della svolta mi aspettava già nel camerino. Ma prima dovevo festeggiare con Hank e Laurel, non capitava da tempo di poter passare una serata con l’amico di una vita. Andammo a bere in un bar fuori dalla zona che controllava Boss.

Era una donna di classe Laurel, appassionata intenditrice di musica, docile, con uno sguardo che però lasciava troppo spesso filtrare una luce. Troppa luce per una così sottomessa.

Un battito di ciglia, la melodia allegra di una risata di lei spezzata dal rumore sordo degli spari, e il sorriso di Hank che si fissava in una smorfia paretica. Due proiettili, uno al petto e l’altro alla schiena mentre si era girato per scansare lei dalla traiettoria.

Un corsa in taxi, dietro di noi il corpo di Hank si spegneva sull’asfalto insieme all’ultimo mozzicone di sigaretta e alla volpe bianca, rimasta lì a scaldarlo nell’ultimo respiro. Il contratto avrebbe aspettato invano e per sempre la mia firma.

Era così che Laurel McGrowth era morta quella sera. E su quel taxi avevo portato con me Hazel Green, a New Orleans. Da quella sera aveva iniziato a guardare la vita attraverso il vetro.

***

Hazel Green. Una Donna qualsiasi che tutte le sere aspetta sveglia me, un John qualsiasi, talentuoso clarinetto d’appoggio alla tromba in un qualunque quintetto jazz di New Orleans. Che ora le guarda le spalle.

Aspetta guardando la vita dalla finestra, finché il locale di sotto non chiude, finché non chiudo la porta dietro di me e le guardo le spalle. Aspetta sveglia che finisca di suonare, per dirmi quali note sono andate storte.

Hazel Green tutte le sere tocca il cielo di vetro con un dito, quando le cingo le spalle. Mentre appoggio la copia del giorno sulla pila. Che cresce in altezza sulla scrivania.


[On Air: Radiohead-Life In A Glass House]

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