#3 Giudizi

C’era tutto un post organico, nato sul lettino chirurgico e cresciuto lungo la giornata..

Poi stasera la domanda semplice e innocente di un amico che sa come sto, e me lo chiede lo stesso, con una considerazione a margine. E si rompe l’argine… E dico la verità a qualcuno che non sia me stessa o questo posto.

Passo il tempo ad arrendermi, piegandomi come un salice piangente, come ho imparato a fare quando piovevano insulti su di me e la mia famiglia se dicevo un No. Come quando “per fare pace” mi soffocava con un cazzo in gola, il suo, e io soffocavo i conati, immobilizzata da quelle mani che mi strappavano i capelli ogni volta che osavo sottrarmi. O come quando, anni dopo, mi sono sentita dire che ero sporca per aver subìto violenza e che mai si sarebbe potuta lavare quella macchia.

Non l’ho mai raccontata così. Così come l’ho vissuta. Tutto questo non fa più male.

“Cosa c’è di tanto speciale stavolta?”

La purezza di qualcosa che non si è consumato, né per errore né per volontà, né per caso. La stupidità di qualcosa che sento solo io, come se fosse un sogno. E dopo tutta l’immondizia che ho conosciuto, l’unica cosa che poteva ancora ferirmi così era questa. Perché non ho mai imparato a smettere di avere fiducia, non ho mai imparato a non illudermi, nemmeno dopo tanto schifo.

Passo il tempo a piegarmi, come il salice piangente. Prego con disperazione di imparare definitivamente. E quando il dolore è troppo forte e cieco.. Beh…

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