La cosa che fa più male è non essere mai preparati. Sai che è una possibilità, io poi dovrei sapere che è una certezza matematica nella mia vita, eppure ogni volta ci credo. O ci casco. E quando arrivo qui non sono mai pronta.

Ho riempito pagine in questi mesi, menandola ovunque sul fatto che qualcosa stesse cambiando, e molto è cambiato: ho risolto me.

Ma questo non serve a cambiare la delusione.

Se possibile è anche peggio… Quanto vorrei poter essere così forte da dire “Ok, una lacrima sola e poi vado per la mia strada, perché siamo arrivati al punto in cui la mia e la tua si dividono”.

E invece… Credo in Dio, non pensavo che il primo passo del nuovo cammino fosse quello del dolore. E’ come nascere con un omicidio sulla coscienza.  Non lo voglio questo destino, e se la mia strada è questa che Dio se la riprenda, prima che glie la renda io. Non l’ho chiesto, questa volta non l’ho chiesto. A maggio ero spenta, grigia e vecchia, demotivata e rassegnata dopo due anni di inferno e gente che mi ha calpestata in ogni modo, avevo fatto “la scorza”. Non volevo che mi capitasse questo, non ho chiesto di vivere ancora, soprattutto non di illudermi. Non volevo innamorarmi di nessuno, quella sera io non volevo nemmeno uscire di casa. Volevo continuare a celebrare la perfezione dell’amore passato e perduto che si è rifatto una vita, e pure in fretta. Volevo tenermi la certezza cupa e assoluta che mai più nessuno mi farà sentire così, quella che devo riesumare ora. Non volevo innamorarmi e basta, né piano né in fretta, figuriamoci poi della persona sbagliata!

Chi ha inventato il mio personaggio dev’essere senz’altro donna e troia, oppure un sacerdote pedofilo. Appena muoio l’ammazzo.

Non me ne faccio nulla di me, non posso vivere né  banale né speciale. Non mi è dato volare e non mi è dato strisciare.

Mi è dato sentire il cuore esplodere, per miliardi di ragioni. E che definitivamente esplodesse davvero allora…

Queste cose dispiaceranno a chi mi vuole bene, dispiacciono anche a me, ma queste sento.

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