Iniziando dall’asilo lontano: Antonio, Marco, Andrea, Luigi, Luciano, Claudio, Antonio, Giorgio, Roberto, Alessandro, Cesare, Francesco, Pietro, Antonio, Ivan, Stefano, Marco, Carlo.

Ciascuno di voi ha scavato la stessa ferita, ha lasciato un segno, chi piccolo e chi insanabile. Ora il mio cuore somiglia esattamente alla cosa che da trent’anni mi fa sentire inadeguata. Quel senso di inadeguatezza che mi avete ricordato ogni volta che ho provato a sperare guardando avanti. Ora l’attesa è finita, non ho più nulla da aspettare. E nessuno può tentare l’azzardo di dirmi che sarà diverso da com’è ora. Ci sono doni che sembrano scontati e concessi a tutti, come la vita. Ma, a pensarci bene, nemmeno la vita è un dono concesso a tutti. Nessuno ora ha diritto di parlarmi. Chiunque deve tacere di fronte a un dispiacere che chiude qualsiasi cosa, che zittisce ogni ragione, ogni speranza.

L’ultimo desiderio, l’ultimo sogno, è sepolto accanto a voi. L’ultima croce.

Non c’è più nessun Highlander.

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