17. Resto

C'è stato un tempo in cui solevo fuggire, quando l'insoddisfazione mi possedeva. Me ne andavo per andarmene, sperando che l'altrove di turno fosse come terra vergine su cui seminare e veder germogliare il buono che c'è.

Una volta toccò alla mia Terra: recidere le radici, espiantarsi e trapiantarsi a Roma. 
Poi fu la volta di Roma: mettere in salvo quegli sparuti rami senza foglie.
Poi toccò a Mari: seminare le spore in rete col vento caldo dei bytes.
Poi toccò al blog, ma solo per cambiare condominio.
E poi fu la volta di restare. In un posto che è Casa.

Sono a Casa, anche qui è Casa. 

Tutte queste volte, però, è sempre toccato a me. 

E anche ora tocca a me. Il cambiamento è sempre stato un trauma che mi sono autoinflitta prima che arrivasse da sé a cogliermi impreparata. Giocare d'anticipo è sempre stata la strategia. 

E adesso? 
Adesso so che ho chiesto troppo a me stessa, quest'anno. Mi piacerebbe dire che getto la spugna, e ancora una volta spargere le sementi al vento. 

Ma il tempo di restare è sempre qui. Non serve anticipare un cambiamento che arriverà comunque, né lavorare ad esso. Mi conosco abbastanza da poter dire che quando la tempesta sarà passata io ci sarò. Appieno. 

Questo è il tempo di restare, ancora. Ma è anche il tempo di trovare un nuovo modo per esprimermii continuando a  sentirmi a Casa.  E finché non l'avrò trovato diciamo che lascerò le tapparelle abbassate come quando si va in ferie.

E allora vado in ferie, e ci rileggeremo quando arriverà il settembre per questo blog. Quando tornerà settembre.

Perché un settembre torna tutti gli anni. 

Au Revoir… 

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